giovedì 8 settembre 2016

Ti segnalo un libro: "E così sia" di Ronni Bellucci


TITOLO:
E così sia 

AUTORE: Ronni Bellucci

EDITORE: Ibiskos Editrice

pagine: 276

La morte è l’unica certezza che ci accompagna per tutta la vita, ma che succede quando ce la ritroviamo inaspettatamente davanti, così vicina da non poterle più sfuggire? 

Lo scopre sulla propria pelle Ezio Ferro, uomo tutto d’un pezzo e imprenditore di successo, che ha lottato con determinazione per costruirsi una vita ricca e piena di soddisfazioni.
E adesso che questa vita gli sta sfuggendo inesorabilmente di mano cosa farà? Serrerà il pugno in un ultimo gesto disperato o la lascerà scivolare via cercando di coglierne i bagliori più profondi?




CONOSCIAMO MEGLIO L'AUTORE
ATTRAVERSO UN ARTICOLO DEL QUOTIDIANO "il Tirreno"
-link fonte-
Lasciò l'azienda da un giorno all'altro, ora pubblica il suo romanzo
L'ex imprenditore Ronni Bellucci era destinato a diventare il nuovo patron dell'azienda di famiglia ma improvvisamente lasciò tutto.  "Ecco perché da un giorno all'altro ho lasciato il lanificio. Il libro non è autobiografico ma dentro c'è tutto il nostro mondo". Le prime pagine del libro.

PRATO. Lasciò l'azienda dall'oggi al domani. Lo fece perché era arrivato il momento di prendere in mano la sua vita e non lasciare che fossero gli eventi a decidere per lui. Oggi Ronni Bellucci, 43 anni, ex imprenditore nel lanificio di famiglia, ha scritto un libro. “E così sia” parla proprio di un imprenditore di successo che, colpito da una malattia, si trova a decidere cosa scegliere: continuare a vivere come ha fatto fino a quel momento o guardare dentro di sé, alle esigenze più profonde. «Non si tratta di una storia autobiografica - dice Bellucci - ma è evidente che nel libro c'è un po' di me, un po' di mio padre Piero e molto di quella generazione di imprenditori coetanei del babbo che mai si è posta il dubbio se davvero valesse la pena sacrificare tutto per l'azienda».
Era circa tre anni fa. Un giorno Ronni Bellucci, riconosciuto all'esterno come erede indiscusso della dinastia tessile dei Bellucci, arrivò al lanificio e comunicò che dal giorno successivo non sarebbe tornato in azienda. Lì seguiva ormai da anni la parte amministrativa e della produzione. Aveva gestito la ristrutturazione durante la crisi.«Fu una scelta particolare, me ne rendo conto», racconta oggi. «Una decisione presa dopo anni di riflessioni che sul libro si ritrovano. Nella vita si continuano a fare le cose per abitudine anche se, infondo si sa, non è quello che si ha voglia di fare. Lavorare nel lanificio richiedeva tanto tempo. E non è un lavoro che si può fare se non lo si sente dentro. Devi avere passione anche per rispetto delle persone che hai intorno a te, che lavorano per te. Io avevo due bambine e quasi non riuscivo a vederle. Ero ovviamente nella condizione economica di poter scegliere. E l'ho fatto: un giorno ho detto basta. Era una scelta che maturavo dentro da tempo ma avevo paura di prenderla. Non sapevo quello che poi avrei fatto, avevo paura delle conseguenze che quella decisione avrebbe avuto anche in famiglia. Sentivo una forte responsabilità nei confronti del babbo, dei miei fratelli, di chi lavorava con me».
Poi com' è andata.
«Un giorno, all'improvviso, l'ho comunicato. Ho detto che sarei stato disponibile per qualunque chiarimento ma che dal giorno successivo non sarei andato più al lanificio. Ho iniziato a stare con la mia famiglia, a recuperare tempo per me stesso. Mi è sempre piaciuta la parte spirituale della vita. Mi piace la meditazione. Avevo bisogno anche di momenti di solitudine che, stretto tra l'azienda e quel poco di tempo che mi rimaneva per la famiglia, non potevo prendermi. Ho cominciato a fare quello di cui avevo voglia. Non avevo più l'obbligo di fare delle cose. Il primo anno mi ha pesato molto. Vivevo con la paura di aver creato disagio agli altri, temevo il giudizio della gente. Tanti mi vedevano e non condividevano il fatto che avessi lasciato tutto».
E la scrittura come si inserisce in tutto questo?
«Scrivo da quando ho 20 anni. Avevo scritto già un libro e non avevo voluto pubblicarlo. Avevo cominciato sei-sette anni fa e parlare dei temi che si ritrovano in “E così sia”. Un imprenditore, alle prese con una malattia e quindi con l'idea di cambiare vita. Una sensazione che riguarda tanti imprenditori della mia generazione. I coetanei del mio babbo non avevano neppure il dubbio che si potesse fare altro rispetto al lavoro in azienda mentre tra i miei amici, anche persone soddisfatte della loro vita, spesso spunta la domanda “e se mollassi tutto”. Non è facile. Nel libro si affronta anche il tema della religione trattato attraverso il rapporto del protagonista con un bambino speciale».
Alla fine il messaggio del libro qual è?
«E così sia. Nel senso che niente arriva per caso. Quindi è giusto vivere anche le difficoltà pensando che lasceranno qualcosa di positivo. Senza lamentarsi ma vivendo tutto intensamente. Perché spesso dai momenti più difficili, o dalle scelte più coraggiose, nascono o si rivelano i rapporti più veri. Per me è stato così».


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Eleonora C.
La Biblioteca della Ele